Privacy

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ECJ Privacy Ruling Has Huge Costs

In July, the European Court of Justice struck down the Privacy Shield Agreement, used by companies to transfer data between the EU and the United States.

L’Inps ha (di nuovo) violato la privacy di milioni di italiani

In queste ore si chiedono a gran voce nomi e dimissioni di tutti e cinque parlamentari che hanno chiesto il bonus Inps da 600 euro. Nonostante questa scelta possa essere considerata inopportuna: “L’Inps e il suo presidente questa volta hanno superato ogni limite della legalità, violando la privacy di milioni di italiani”. Questa è l’opinione di Luca Bertoletti, responsabile Europeo del Consumer Choice Center.

Inps e privacy. Stavolta qualcosa proprio non va. In queste ore si chiedono a gran voce nomi e dimissioni di tutti e cinque parlamentari che hanno chiesto il bonus Inps da 600 euro. Nonostante questa scelta possa essere considerata inopportuna, e sicuramente è l’ennesima prova di una classe politica inadeguata:

l’Inps e il suo presidente Pasquale Tridico questa volta hanno superato ogni limite della legalità, violando la privacy di milioni di italiani“.

Questa è l’opinione di Luca Bertoletti, responsabile europeo del Consumer Choice Center, associazione internazionale di consumatori attiva soprattutto tra Stati Uniti e Canada, ma anche nell’America Latina e in Europa.

Trovando i nomi dei 5 politici, l’Inps ha violato anche la nostra privacy 

Non c’è stata nessuna violazione della legge e, seppur in modo quantomeno inopportuno, i tre parlamentari hanno ottenuto i soldi superando regolarmente tutti i controlli dell’Inps.

“Ma quindi -continua Bertoletti- adesso la domanda è: come mai l’Inps li ha segnalati? E soprattutto con quale potere l’Inps ha controllato il lavoro che questi individui fanno, violandone così la privacy?”.

“Dimissioni del presidente dell’Inps e indagine interna su come e chi ha violato la privacy dei cittadini”

Secondo il Consumer Choice Center, attivo anche sull’Asia e che si occupa prevalentemente di privacy, ma anche di nuove tecnologie (in particolare dello sviluppo sul 5G), per come stanno le cose diventa necessaria non solo un’indagine interna all’Inps, su come e chi ha controllato la vita privata di cittadini, scoprendo il lavoro che fanno, e facendolo trapelare ai media, ma anche le dimissioni immediate del Presidente dell’Inps Pasquale Tridico:

Tutela della privacy, cosa avrebbe dovuto fare l’Inps

“Da legge governativa l’Inps avrebbe dovuto semplicemente verificare i codici Ateco per ciascuna partita Iva. E basta”. E invece… “Per carità, in realtà l’Inps è stato bravissimo a recuperare l’identità dei parlamentari. Ma la legge non prevedeva in alcun modo di risalire a nomi e cognomi di ciascun codice Ateco”.

E allora la domanda è: con quali mezzi è riuscita a scoprire l’identità dei titolari della partita Iva, con buona pace della privacy, attraverso l’incrocio dei dati delle occupazioni vere dei titolari?

“Per farlo è evidente che è stato fatto un check a tappeto esteso su tutti i codici Ateco. Non essendoci tetti o paletti nella richiesta del bonus –poteva chiederlo chiunque avesse una partita iva attiva NdR– questi controlli non erano necessari”. 

Inps, che velocità nel risalire ai nomi e a consegnarli alla stampa!

L’altro aspetto della vicenda riguarda la velocità con cui i nomi sono stati consegnati alla stampa: “Con veline tipiche della prima repubblica, come se fosse stata una conferenza stampa -continua Bertoletti di Consumer Choice Center-. Se si considera il fatto che per ricevere la cassa integrazione e gli stessi bonus molti italiani, in questo caso gente che di soldi ne aveva bisogno per davvero, ha douto fare una trafila infinita e addirittura c’è chi ancora non ha ricevuto niente, altre che si sono ritrovati cognomi diversi o dati che appartenevano ad altre persone”.

Insomma, un organo come l’Inps, è così che la pensa Bertoletti, avrebbe dovuto fare una cosa sola. Abbinare il bonus al codice Ateco. E invece ha indagato nella privacy di ciascun codice e ciascuna partita Iva. Risalendo all’identità di ciascun codice e risalendo al titolare di ciascuna partita Iva, arrivando a scoprire i nomi dei parlamentari e dei politici, necessariamente andando ad abbinare un nome, un cognome e un volto di tutti i professionisti autonomi che avevano fatto richiesta. Un gran lavoro. Ma che la legge non prevedeva. Un lavoro inopportuno. 

Tra un mese il referendum: sarà un caso?

Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico lo ha già detto e ribadito più volte in questi giorni: “Nessun collegamento tra il referendum di settembre e la comunicazione dei 5 parlamentari che hanno chiesto il bonus. Non è un caso montato. Chi proverà ad accusarci ancora sarà querelato“.

Luca Bertoletti di Consumer Choice Center risponde così:

“Beh, allora sicuramente è una coincidenza così evitiamo di essere querelati. Ma è una coincidenza che avviene il giorno dopo che la consulta ha detto sì all’Election Day, accorpando Elezioni Regionali e Referendum. E il giorno stesso in cui alcuni sondaggi davano in vantaggio il No dei cittadini al taglio dei parlamentari. Ma sicuramente è una coincidenza”.

Il ruolo dell’organo Inps sull’antifrode, anticorruzione e trasparenza

Altro paradosso: a scoprire i nomi dei parlamentari è stato l’organo dell’Inps sull’antifrode, anticorruzione e che tutela la trasparenza. Ma in questo caso non c’è frode né corruzione. I politici avevano tutto il diritto di chiedere il bonus. E neanche di mancanza di trasparenza si può parlare perché la trasparenza non era necessaria. Bastava il codice. E la partita iva aperta:

Aggiunge Bertoletti: “La narrativa mainstream è totalmente contro i cinque deputati e i vari migliaia di politici locali e regionali che piano piano si stanno autodenunciando. Ora, abbiamo scoperto che l’ufficio antifrode che controlla dati sensibili li ha rilasciati al pubblico. Ma la domanda è: non avrebbe dovuto invece semplicemente controllare che le partite iva fossero attive? E’ quei che sta una basilare violazione della privacy dei cittadini. Inps può fare tutti i controlli che vuole ma non è che se le mie idee sono contrarie a un comportamento considerato etico dalla maggior parte delle persone allora è autorizzata a dare il mio nome in pasto alla stampa”. 

La questione della privacy: così il Garante ha sbugiardato l’Inps

Il passaggio successivo allo scoperchiamento del vaso di pandora, e cioè la notizia della richiesta del bonus da parte di parlamentari e governatori regionali, con l’Inps che si è difesa dicendo: “Non diamo i nomi perché dobbiamo tutelare la privacy” è quello relativo al Garante. Che di fatto ha smentito categoricamente l’Inps.

Essendo personaggi pubblici, e siccome si parla di soldi pubblici, la loro identità, per come si sono messe le cose, si possono e si devono rivelare. Intanto però ha anche aperto un’istruttoria per capire con quali metodi si è risaliti alla scoperta dell’esistenza di una “classe” politica così ampia che ha fatto richiesta del bonus: “Un altro, l’ennesimo paradosso di questa storia: da una parte il Garante ha le mani legate. Perché in questo caso la privacy non vale più. Il problema sta alla radice, con la domanda da cui abbiamo iniziato la nostra riflessione, e cioe: come ha fatto l’Inps ha scoprire la loro identità?”.

Privacy violata: una delle pagine più tristi dell’Inps

Per Consumer Choice Center, si tratta di una delle pagine più tristi dell’Inps e che funge da perfetta fotografia di una macchina statale talmente contorta su se stessa che non è più neanche in grado di capire se quello che fa è lecito oppure no.

“Si parlava di organo che tutela e garantisce la trasparenza. Ma in questo caso chi si è macchiato di mancanza di trasparenza è proprio l’Inps, non i politici”.

Politici che, questa è la sensazione, riusciranno a farla franca anche questa volta. Probabilmente saranno cacciati dai loro partiti, questa è una delle minacce del leader della Lega Matteo Salvini. Ma in qualche modo riusciranno a mantenere il loro posto in Parlamento. “Non dimentichiamoci che questo caos sarebbe venuto ugualmente fuori a dicembre -conclude Bertoletti- quando i deputati sono obbligati a pubblicare i loro guadagni e il loro 730, dove ovviamente i 600 euro dell’Inps sarebbero stati necessariamente segnalati. 

Originally published here.


The Consumer Choice Center is the consumer advocacy group supporting lifestyle freedom, innovation, privacy, science, and consumer choice. The main policy areas we focus on are digital, mobility, lifestyle & consumer goods, and health & science.

The CCC represents consumers in over 100 countries across the globe. We closely monitor regulatory trends in Ottawa, Washington, Brussels, Geneva and other hotspots of regulation and inform and activate consumers to fight for #ConsumerChoice. Learn more at consumerchoicecenter.org

Après le coronavirus, faisons des améliorations à notre cadre législatif

Après des semaines de changements à notre façon de consommer, nous voyons qu’il y a des améliorations importantes à faire, en ce qui concerne nos chaînes d’approvisionnement et les moyens disponibles pour se procurer des produits et services. Profitons de cette phase de lucidité pour faire des changements appropriés.

Plusieurs semaines de confinement nous montrent que tout ne s’est pas
déplacé sur internet et qu’une présence physique est difficilement remplaçable avec une connexion internet. Tout de même, nous voyons aussi qu’il y a raison de se réjouir du fait que cette pandémie nous tombe dessus en 2020 et pas il y a vingt ans. Nous avons la possibilité de rechercher et commander des produits et services, presque sans
aucune nécessité de se déplacer.

Les outils de travail à distance tels que Zoom, Asana ou les outils de Google ont déjà révolutionné le monde du travail. La plupart des réunions peuvent
être converties en appel vidéo. Dans des pays comme le Royaume-Uni, les consommateurs peuvent dire que grâce à des services de livraison de produits alimentaires tels que Amazon Fresh etOcado, nous pouvons constituer une bonne quantité de réserves de conserves, de produits secs et de produits pour la salle de bains, sans même avoir à nous battre pour les
derniers produits dans certains supermarchés presque vides.

Au Luxembourg, où ces services n’existent pas, la question se pose si notre cadre réglementaire n’est pas à l’origine de ce défaut. L’absence de services comme Uber, ou les trottinettes électriques comme Bird, nous indique qu’une législation fautive est à l’origine de cette défaillance. Tant que des villes comme Bruxelles ou Paris bénéficie de l’économie de partage, les restaurateurs et la clientèle luxembour- geoises doivent se contenter de sites web incomplets de restau- rants, et l’HORESCA qui organise un service de livraison à 10 euros par commande (pour ceux qui n’ont pas de service intégré de livraison).

Il s’avère que les applications décentralisées sont mieux préparées pour faire face à des crises et la demande des clients. Un grand changement dans l’approvisionnement de produits et services est celui des médicaments et des services médicaux. Pendant la pandémie, nous voyons l’arrivée des télé-consultations, dont on espère qu’elles ne resteront pas une innovation temporaire. Afin de récupérer leurs ordonnances, les patients ont dû se déplacer en pharmacies — une obligation superflue.

Huit pays dans l’Union européenne donnent le droit à leurs citoyens de commander des médicaments sur ordonnance en ligne : le Royaume-Uni, l’Allemagne, la Suisse, les Pays-Bas, le Danemark, la Suède, la Finlande et l’Estonie. Au Luxembourg, le gouvernement nous informe que “Seuls les médicaments sans ordonnance peuvent être vendus sur internet. Il n’est pas prévu d’autoriser la vente à distance de médicaments sur ordonnance.” Espérons que la crise actuelle donnera la motivation nécessaire aux parlementaires de s’intéresser à une légalisation de ces services.

Au niveau de l’Agence européenne des médicaments (EMA), nous aurions besoin d’un audit pour comprendre pourquoi un fast-tracking des procé-
dures d’approbation n’a pas encore été possible. Dans une situation d’urgence comme celle du coronavirus, il nous faut des recherches efficaces, et une bureau- cratie qui autorise au plus vite les médicaments nécessaires. L’Agence luxembourgeoise des médicaments et des produits de santé (ALMPS) devra fonctionner d’après les mêmes principes : mettre la priorité pour maximiser le nombre de nouveaux médicaments sûrs, en réduisant les obstacles administratifs. En même temps, le Luxembourg doit aussi autoriser et encourager le “droit à l’essai” médical. La loi sur le droit d’essayer ou loi Trickett Wendler, Frank Mongiello, Jordan McLinn et Matthew Bellina, a été promulguée le 30 mai 2018 aux États-Unis. Cette loi est un autre moyen pour les patients chez qui on a diagnostiqué des maladies mortelles, qui ont essayé toutes les options de traitement approuvées et qui ne peuvent pas participer à un essai clinique, d’accéder à certains traitements non approuvés. Les essais cliniques permettent de savoir si un produit est sûr à l’emploi et peut traiter ou prévenir efficacement une maladie. Les personnes peuvent avoir de nom-
breuses raisons de participer à des essais cliniques.

En plus de contribuer aux connaissances médicales, certaines personnes participent à des essais cliniques parce qu’il n’existe aucun traitement pour leur maladie, que les traitements qu’elles ont essayés n’ont pas fonctionné ou qu’elles ne sont pas en mesure de tolérer les traitements actuels.

Au-delà, il faut aussi plus de cybersécurité chez les Luxembourgeois et les entreprises contre les cyberattaques qui se propagent lors de cette pandémie. La sécurité du réseau doit être garantie pour garder l’at-
tractivité de la place financière – pour ce faire, une exclusion de certains acteurs du marché de télécommunication, dont la Chine, ne doit pas être exclue. Et qui dit vie privé, doit aussi garantir une révision de la
Constitution qui met en évidence les idées reçues de cette crise, afin de prévenir encore plus les abus de pouvoir dans des urgences futures.


The Consumer Choice Center is the consumer advocacy group supporting lifestyle freedom, innovation, privacy, science, and consumer choice. The main policy areas we focus on are digital, mobility, lifestyle & consumer goods, and health & science.

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