Le sigarette elettroniche sono una porta di uscita dal fumo

Un nuovo paper del Consumer Choice Center affronta il tema dell’effetto gateway ed esorta la politica a promuovere l’e-cigarette.

Si intitola “Vaping and the gateway myth” (lo svapo e il mito dell’effetto gateway) il nuovo Policy paper appena pubblicato dal Consumer choice center, l’organizzazione americana (ma con sede anche in Europa) ormai sempre più attiva nella difesa della sigaretta elettronica. A firmare il documento sono Maria Chaplia, European affairs associate del Ccc, e Michael Landl, direttore della rete di associazioni di consumatori World Vapers’Alliance, fondata lo scorso maggio proprio grazie a un contributo iniziale dell’organizzazione. Scopo del paper è quello di fornire una base di argomenti che dimostri come la sigaretta elettronica sia uno strumento per abbandonare il fumo e non per arrivarci.

Il lavoro cita numerosi studi condotti in questi anni sulla materia, cercando di mettere alcuni punti fermi. Il primo riguarda la nicotina. “La nicotina non è il problema, lo sono le sostanze tossiche nelle sigarette”, esemplificano gli autori, sottolineando come la nicotina venga usata anche nelle terapie sostitutive convenzionali e non aumenti il rischio di malattie gravi (come infarto o ictus) o la mortalità. Ma, sottolineano gli autori, “l’e-cigarette è due volte più efficace dei prodotti sostitutivi a base di nicotina per smettere di fumare”, come dimostrato da studi scientifici e recentemente confermato dalla revisione Cochrane. “Il vaping aiuta i fumatori adulti a smettere – si afferma nel paper – ad ogni aumento di un punto percentuale nell’uso della sigaretta elettronica corrisponde un aumento dello 0,6% delle cessazioni del fumo”.
Per quanto riguarda il presunto effetto gateway per i minori, gli autori riportano una serie di studi scientifici che non sono riusciti a dimostrarla. Anzi, la teoria che i minori inizierebbero a fumare grazie all’uso della sigaretta elettronica, si rivela una suggestione che non regge il vaglio della prova. Secondo gli autori, che citano anche le rilevazioni di Action on smoking per il Regno Unito, “l’uso della sigaretta elettronica fra i minori è raro e per la maggior parte gli utilizzatori sono fumatori o ex fumatori”.

Il terzo aspetto affrontato nel rapporto riguarda gli aromi nei liquidi per sigarette elettroniche. Alcuni Paesi li vietano o vogliono farlo, sostenendo che potrebbero attirare i non fumatori e introdurli, alla fine, al tabacco fumato. “Una tesi – dicono Chaplia e Landl – che non è in linea con l’esperienza dei consumatori”. Il Consumer choice center ha già affrontato approfonditamente l’argomento in un precedente documento, sostenendo che l’eliminazione degli aromi spingerebbe i vaper a tornare al fumo o a rivolgersi al mercato illegale, con tutti i pericoli che questo comporta. Numerose indagini indicano che oltre due terzi dei consumatori utilizzano liquidi con gusti diversi dal tabacco, proprio per discostarsi dal sapore della sigaretta. “Gli aromi – scrivono gli autori – sono una parte fondamentale per smettere di fumare con la sigaretta elettronica: i vaper che usano gli aromi hanno più del doppio delle probabilità di smettere rispetto a quelli che usano liquidi al gusto di tabacco”.
Il documento si conclude con un appello ai legislatori, affinché abbraccino la strategia della riduzione del danno e promuovano la sigaretta elettronica come “uno strumento efficace per passare da una alternativa più sicura per il consumo di nicotina e poi per smettere del tutto, se lo desiderano”. Per farlo, concludono Chaplia e Landl, è necessario “garantire agli adulti l’accesso ai prodotti del vaping, assicurare la disponibilità e la varietà e permettere la pubblicità delle sigarette elettroniche sulla stampa, la televisione e la radio. Il fine è quello di informare i fumatori del potenziale di riduzione del danno del vaping, ridurre il commercio illegale e impedire che i minori si rivolgano al mercato nero e inino così a svapare”.

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